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Due chiacchiere con il dott. Giovanni Migliaccio

Il dott. Giovanni Migliaccio è Medico Chirurgo, Specialista in Neurochirurgia e, attualmente, esercita la sua professione a Milano.

Allo scopo di conoscerlo meglio e presentarlo agli utenti di iDoctors, gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Quando ha deciso di fare il neurochirurgo?

Al IV anno di Università dopo un internato di 2 anni in Clinica Neurochirurgica.

 

Quali sono gli aspetti del suo lavoro che apprezza di più e che trova più interessanti o quali le danno maggiori soddisfazioni?

L’attività chirurgica e quella diagnostica. Soddisfazione? Ogni momento dell’attività clinica e chirurgica e, ovviamente, quando i pazienti da me trattati stanno bene.

Quale ritiene sia l’aspetto più duro del suo lavoro?

Non ci sono aspetti particolarmente “duri” se si è scelti di fare questo lavoro. Certo lunghe notti in sala operatoria sono pesanti, ma la soddisfazione di aver salvato una vita o fatto guarire un paziente, ripagano ogni fatica.

Se non avesse fatto il medico cosa avrebbe fatto?

Non lo so. Non ho mai pensato di non riuscirci.

Ripensandoci oggi, qual è l’errore che all’inizio della carriera avrebbe voluto evitare?

Nessuno. Forse quello di non aver mai cercato “Santi in Paradiso”. Avrei avuto meno fastidi, ma la soddisfazione di esser riuscito senza prostrarmi a nessuno è impagabile.

C’è stata una persona o un episodio determinante nella sua formazione professionale?

Il mio primo Primario da cui ho imparato lezioni tecniche e di vita.

Se dovesse dare un consiglio ad un collega che è all’inizio della sua carriera di medico, cosa suggerirebbe?

Di evitare di lavorare in Italia (visto come le cose stanno andando oggi).

Quali sono i suoi hobby/interessi/passioni al di fuori del lavoro?/Cosa fa nel tempo libero?

Nessun hobby particolare. Nel poco tempo libero, letture e aggiornamento.

Nella sua esperienza le è capitato spesso di dover risolvere problemi legati a disinformazione in campo medico? Ci racconti il caso che ricorda di più.
Gli episodi sono molti, soprattutto al giorno d’oggi con pazienti che “vagano” nel WEB.

Può raccontarci una storia significativa che le è capitata durante la sua carriera professionale?

Un giorno giunse in Ospedale, elitrasportata, una signora di anni 84. Aveva un meningioma (tumore benigno cerebrale). Per l’età il Primario aveva deciso di non intervenire. La paziente fu comunque ricoverata, in attesa di essere reinviata all’Ospedale di provenienza. Qualche ora dopo, vistandola notai che respirava normalmente, non aveva particolari patologie cardio-respiratorie o altro. Dissi al Primario che le condizioni per operarla, nonostante i rischi, erano favorevoli. Mi rispose: se vuoi operala tu. Lo feci e la signora si riprese e visse per ulteriori 12 anni.

Nuovi progetti per il futuro?

Continuare il mio lavoro finché cervello e mani funzioneranno.

Secondo lei, in che modo il web può aiutare il medico nella sua professione? In cosa il web potrebbe essere d’aiuto al medico (che non esista già)?

E’ difficile dare una risposta perché l’unica sarebbe cancellare dal Web le notizie mediche. Ciò non è possibile, ma fare informazione più capillare consigliando sempre di consultare un medico personalmente dovrebbe aiutare il “web-nauta”.