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Due chiacchiere con la dott.ssa Rossella Cherchi

La dott.ssa Rossella Cherchi è Medico Chirurgo, specialista in Neurologia ed esperta in Neuropsicologia, attualmente, esercita la sua professione a Sassari.

Allo scopo di conoscerla meglio e presentarla agli utenti di iDoctors, le abbiamo rivolto qualche domanda.

Quando ha deciso di fare il neurologo?

Il mondo della neurologia e in particolare della neuropsicologia, scienza che studia i disturbi cognitivi relativi alla memoria, al linguaggio, attenzione, visione, percezione, sono stati per me grande motivo di interesse sin dalle prime letture liceali del neurologo inglese Oliver Sacks, che con i suoi affascinanti racconti narrava i più strani disturbi dovuti a traumi cranici, demenze, ictus.

Quali sono gli aspetti del suo lavoro che apprezza di più e che trova più interessanti o quali le danno maggiori soddisfazioni?

La possibilità di inquadrare la patologia della persona che a me si rivolge, anche grazie alle informazioni date dai familiari, in un tempo breve, in modo da fare una diagnosi il più precoce possibile.

Quale ritiene sia l’aspetto più duro del suo lavoro?

Mantenere il giusto distacco professionale per garantire l’obiettività è fondamentale per creare la corretta relazione coi pazienti e col nucleo familiare, ma sottintende un notevole carico emotivo.

Se non avesse fatto il medico cosa avrebbe fatto?

Avrei fatto psicologia, linguistica, antropologia, tutti studi che si ricollegano alla mia attività.

Ripensandoci oggi, qual è l’errore che all’inizio della carriera avrebbe voluto evitare?

Credo ci siano sempre scelte e decisioni che ci permettono di seguire le nostre attitudini e inclinazioni.

All’inizio della carriera ha mai pensato di cambiare, oppure di non farcela?

L’incontro con lo studio dei disturbi cognitivi è stato fondamentale per confermarmi di avere fatto la scelta a me più vicina in termini di interesse e passione.

C’è stata una persona o un episodio determinante nella sua formazione professionale?
Quando ero ancora studentessa e ho visto il mio primo paziente malato di demenza, malattia di cui ancora non si vedevano molti casi; era, molto probabilmente, un caso a rapida progressione che si è aggravato e spento in soli sei mesi, lasciandomi molto colpita dal fatto.

Se dovesse dare un consiglio ad un collega che è all’inizio della sua carriera di medico, cosa suggerirebbe?

Non smettere mai di esser curiosi, coltivare i dubbi e rifuggire le facili certezze.

Cosa fa nel tempo libero?
Adoro la barca a vela, la canoa, lo snorkeling, il pilates, e la lettura e la musica non possono mancare.

Nella sua esperienza le è capitato spesso di dover risolvere problemi legati a disinformazione in campo medico? Ci racconti il caso che ricorda di più.

Non smetto mai di spiegare che l’invecchiamento è una fase fisiologica della nostra vita, è una stagione che va vissuta e nobilitata, invece nella società odierna si continua a pensare “invecchiamento uguale demenza”. La demenza è una malattia, non è il normale invecchiamento!

Può raccontarci una storia significativa che le è capitata durante la sua carriera professionale?

Uno dei primi pazienti che ho valutato con i test psicometrici era una signora di circa 60 anni, che rispondeva abbastanza adeguatamente alle mie domande, ma a metà del colloquio mi chiese chi fosse la persona che ci guardava dalla finestra… peccato che la finestra fosse uno specchio e la signora che guardava la sua figura riflessa.

Nuovi progetti per il futuro?

Studiare e approfondire sempre di più per aumentare la mia capacità di valutazione. Mi piacerebbe poter essere maggiormente d’aiuto ai miei pazienti con decadimento cognitivo e ai loro familiari, che spesso sono lasciati soli da un sistema sanitario poco attento.

In cosa il web potrebbe essere d’aiuto al medico (che non esista già)?

Il web potrebbe permettere ai medici di interfacciarsi fra loro per migliorare la gestione dei propri pazienti in tempo reale o in breve tempo. Permette anche agli utenti di trovare le competenze professionali di cui hanno bisogno.